Se avete giocato a Dishonored allora avrete familiarità con quello che Arkane sa fare bene: immergervi in un incredibile scenario in cui il giocatore può sconvolgere tutto, trovando una miriade di modi per sbloccarne i segreti. Prey lo fa fin dall’inizio. Esplorare la stazione spaziale di Talos 1, impararne le regole, e quindi scoprire come il nostro protagonista, Morgan Yu, può sovvertirle è quantomai gratificante.

Entrando nella lobby – la prima zona “hub” del gioco – verrete messi di fronte ad una serie di porte, alcune delle quali apribili soltanto grazie a delle keycard. Ma in Prey una porta chiusa è solo una sfida. C’è sempre un percorso alternativo. Arrampicandosi, cercando dei bocchettoni dell’aria o usando in maniera creativa il Cannone GLOO di Yu, sarete sempre ricompensati per aver pensato fuori dagli schemi.

Morgan può anche imparare nuove abilità sbloccandole tramite sei differenti alberi tecnologici: tre per quelle umane, e altri tre per quelle Typhon, con cui ottenere poteri sovrumani derivati dalla minaccia aliena del gioco. Scienza, Ingegneria e Sicurezza permettono a Morgan di espandere il proprio inventario, imparare ad hackerare torrette e terminali, e addirittura sollevare oggetti estremamente pesanti che ne intralceranno il cammino. Ma è con gli alberi Energia, Morph e Telepatia che arriva la parte divertente. Sbloccando questi percorsi Morgan potrà trasformarsi in piccoli oggetti ottenendo così l’accesso a stanze altrimenti bloccate, ad esempio rotolando attraverso piccole finestre sotto forma di tazza o con le sembianze di una scarpa. Potrete hackerare il cervello dei Phantom nemici costringendoli a combattere per voi o addirittura scatenare il vostro Psychoshock causando immensi danni.

Ma attenzione, spingetevi troppo oltre con i potenziamenti Typhon e le torrette non sapranno più distinguervi da loro diventandovi ostili. Durante le prime ore di gioco abbiamo fatto un pesante uso delle torrette per difenderci dai Typhon più forti, finché queste non sono diventate loro stesse un nemico, costringendoci ad upgradare le abilità di hacking di Morgan per evitare che diventassero un serio problema. Riuscire a bilanciare l’uso degli alberi tecnologici è una parte importante del gioco ed imparare come spendere in modo saggio le Neuromod è una sfida molto divertente.

Arkane ha anche creato, nella forma dei Typhon, un eccellente nemico. Ne esistono di vari tipi, ma alcuni sanno farsi notare più degli altri in quanto capaci di creare incontri memorabili grazie alla loro inclinazione horror. I Mimic possono prendere la forma di qualsiasi oggetto, il che significa che una sedia, la pila di fogli accatastata sulla scrivania, o addirittura il medikit di cui avete disperatamente bisogno in quel momento potrebbero essere in realtà quello da cui dovete stare più lontani. Anche i Poltergeist sono dei nemici brillanti. Come suggerisce il nome stesso, questi Typhon fanno il loro ingresso in scena manipolando gli oggetti nell’ambiente, facendo sfarfallare le immagini sulle TV o facendo levitare tutto ciò che è presente nella stanza, e la musica fa un gran lavoro nel rendere il tutto ancora più d’effetto.

Questi incontri sono il vero momento culminante dei combattimenti di Prey e riportano alla memoria il senso di vulnerabilità provate in Alien: Isolation e Outlast. Nessun gioco ci ha fatto finora distruggere una libreria con una chiave inglese per paura che mci saltasse addosso.

Prey non è però perfetto. Se da un lato riesce bene a mettere in luce i punti di forza di Arkane, fa lo stesso con i suoi punti deboli. I combattimenti non sono mai stati i punti di forza della serie Dishonored e Prey ne eredita i difetti. Mentre la paura e l’attesa che un Mimic appaia dal nulla riescono a divertire ed intrattenere, quando un combattimento si prolunga per troppo tempo questo può invece diventare frustrante. Arkane ha fatto un ottimo lavoro incoraggiando i giocatori a sfruttare il più possibile il vario arsenale messo loro a disposizione e ci sono molte opzioni per affrontare i Typhon, ma nessuna di queste è particolarmente soddisfacente.

Le pistole non danno il rinculo che ci si aspetterebbe quando vengono usate e quando si subiscono danni dai nemici è difficile distinguere se si è appena stati colpiti a morte o se ci è stato fatto un graffio.

Un altro difetto del gioco sono i lunghi tempi di caricamento, soprattutto considerando i grandi spazi da esplorare. Non ci troveremo di fronte ad una schermata di caricamento ad ogni porta che apriremo, ma spostarsi da un hub all’altro può portare ad attese anche oltre il minuto. E questo può diventare estremamente fastidioso quando dovrete andare avanti e indietro da un’area all’altra per poter usare un Riciclatore con cui costruire nuovi medikit dai materiali raccolti.

Nel complesso la storia è eccellente. Scoprire cos’è accaduto in questa timeline alternativa dove John F Kennedy è sopravvissuto al suo tentato omicidio, portando conseguentemente ad un forte avanzamento nel campo dell’esplorazione spaziale, e scoprire come si sono evolute le relazioni tra Stati Uniti e Russia è molto coinvolgente. Questo è uno dei pochi giochi dove si è invogliati a leggere i giornali, le email e le trascrizioni audio che si trovano in giro per i livelli. Anche le missioni secondarie sono interessanti e aggiungono molta carne al fuoco alla narrativa della storia principale, che è invece sorprendentemente molto scarna. E Morgan Yu è una delle principali cause. La storia di Prey soffre il fatto di essere raccontata a Morgan anziché da Morgan e i giocatori che eviteranno le missioni secondarie e non leggeranno tutte le mail sparse per il gioco perderanno gran parte della narrativa e contesto in cui si svolge Prey. Un gran peccato dato che c’è tantissimo lavoro carico di potenziale ed è strano che Arkane abbia dato ai giocatori la possibilità di ignorarlo.

Prey
Arkane sa come creare un gioco eccellente e Prey ne è la prova. C’è così tanto da vedere su Talos 1 e così tanti modi in cui farlo che la rigiocabilità di questo titolo è enorme. Il gioco diverte e tiene incollati allo schermo, ma la storia può risultare un po’ inconsistente. Se investirete tempo per leggere tutte le email ed i libri con cui è disseminata Talos 1 sarete ripagati con una storia intrigante e ricca di particolari, ma la sola narrativa raccontata direttamente al giocatore potrebbe lasciarvi insoddisfatti. Ci sentiamo di raccomandare caldamente Prey, particolarmente se vi è piaciuto Dishonored e BioShock. Non ve ne pentirete.
PRO
Mille modi per affrontare le situazioni
Grande atmosfera e comparto sonoro
Storia ricca di particolari...
CONTRO
...ma poteva essere narrata meglio al giocatore
Il gameplay dei combattimenti può risultare un po' frustrante
Caricamenti eccessivamente lunghi
8.9
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