Eccoci di fronte a Masters of Doom, un libro che non è guida del suddetto gioco, come forse il titolo potrebbe far pensare ad uno sguardo poco attento, ma è un vero e proprio documentario che ci racconta le vicende dei creatori di Doom, i famosi Carmack e Romero, dalle loro prime partite ai videogiochi da bar, ancora adolescenti, alla loro rapida ed incredibile scalata verso il successo nei panni dei due più grandi e rivoluzionari game designer di tutti i tempi.

L’inizio del libro ci proietta subito nel 1979 dove ci viene mostrato un Romero undicenne pronto a tutto per giocare ai videogiochi nonostante i rimproveri e le punizioni dei genitori. Un Romero la cui vita non è priva di problemi familiari, costretto a crescere senza il padre naturale e con un patrigno che non vede esattamente di buon occhio gli interessi del figliastro. Problemi simili a quelli del più giovane Carmack, che dovette addirittura passare un anno al riformatorio dopo aver cercato di rubare alcuni Apple II da una scuola.

I due si incontrarono a Shreveport (Louisiana) presso la Softdisk, società in cui entrambi programmavano i giochi che venivano poi allegati alle pubblicazioni. Durante questo periodo pubblicarono per Apogee il loro primo grande successo: Commander Keen. Ben presto questi due geni capirono che questo posto andava troppo stretto ad entrambi, e decisero quindi di abbandonare Shreveport e la Softdisk per programmare nuovi giochi trasferendosi a Dallas. Qui, con la pubblicazione di Wolfenstein 3D,  gettarono le vere e proprie basi del loro incontrastato sucesso, che venne consolidato solo un anno dopo con l’uscita di Doom, gioco che cambiò per sempre il mondo dei videogiochi.

I ragazzi della iD durante la scalata al successo

Questo libro, come abbiamo detto, non si limita a raccontarci la genesi di Doom, ma ci descrive anche il rapporto che c’era tra questi ragazzi, un rapporto fatto di stima e di passione, ma anche di conflitto tra i due John e tra loro due ed il resto dei programmatori della id.

L’autore ci racconta infatti come il successo di Doom mise di fronte sia i due sia il gruppo alla mancanza di obiettivi comuni e di sinergie. Nel libro viene più volte sottolineato come Carmack sia un programmatore maniacale, interessato solo al proprio lavoro, lavoro che poteva svolgere per giorni interi senza interrompersi, se non per concedersi una Diet Coke ed una pizza. Convinto sostenitore della filosofia “open source”, le sue idee non erano sempre in sintonia con quelle di Romero, molto più interessato al lato commerciale e alle relazioni pubbliche che all’attività di produzione dei videogiochi. Questa lotta fra i due finì poi per sgretolare tutto il gruppo. Tutti i ragazzi si vedevano sempre più distanti da quella che era l’idea che li aveva tenuti uniti e che li aveva portati fino a li.

Quello che abbiamo letto è un libro fantastico che non può mancare a nessun appassionato, ne di videogiochi ne di informatica.
Un libro in grado di risvegliare la passione dentro ad ognuno di noi e che sa farci credere di più nei nostri sogni, e tutto questo senza mai stancare. Anche sapendo già com’è andata a finire tra i due John non riuscirete a staccarvi da questo libro finchè non lo avrete finito, e, andando avanti con le pagine, arriverete anche a sperare che la storia si concluda in modo diverso.

Acquisto obbligato.

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edizioni.multiplayer.it/libri/master-of-doom/