In Death’s Gambit i giocatori interpretano il ruolo di un potente guerriero che è da poco morto in battaglia al fianco dei suoi soldati. Il nostro protagonista viene resuscitato e accolto da una misteriosa creatura chiamata Vrael che lo esorta a tornare a Vados e a compiere il suo dovere. Poco dopo, La Morte stessa fa la sua apparizione, vincolando il guerriero con un contratto in cui si impegna a tenerlo in vita finchè non avrà completato il suo compito. A questo punto il guerriero è pronto ad affrontare il suo viaggio in terre pericolose, cercando il segreto dell’immortalità nel cuore di Siradon e sfidando i guardiani immortali del reame.

La storia di Death’s Gambit è godibile, soprattutto grazie al modo in cui ci viene raccontata. Anche se a volte può sembrare difficile da seguire, nel pieno stile dei Souls, ci sono delle sequenze flashback che che approfondiscono il passato del nostro personaggio. Alcune di queste scene, che possono essere viste solo morendo, ci forniscono anche alcuni dettagli aggiuntivi sul luogo in cui siamo morti. A rendere il tutto ancora più godibile è poi la bella atmosfera che permea l’intero gioco, molto più melanconica che dark.

Se Death’s Gambit cerca di fare qualcosa di differente dalla serie Souls in termini di storytelling, la formula di gameplay è invece una sorta di replica di quello della serie dei From Software, se si esclude il fatto di essere interamente in 2D anziché 3D. All’inizio della partita i giocatori possono scegliere la classe, che determina le stat iniziali e le armi. Questa non è in alcun modo vincolante, in quanto il giocatore potrà customizzarla nel modo che preferisce nel corso della partita livellando. Come nei Souls, livellare può essere fatto solo presso determinati altari utilizzando delle shards ottenute sconfiggendo i nemici.

Non ha importanza la classe scelta, i giocatori potranno utilizzare qualsiasi arma troverando durante il corso della partita, a patto di avere le stats adeguate per utilizzarle. In Death’s Gambit ci sono anche delle abilità specifiche per arma, che possono essere utilizzate consumando energia e che richiedono un cooldown prima di poter essere riutilizzate nuovamente.

Mentre molte delle meccaniche ricordano quelle dei Souls, ci sono alcune importanti differenze con i giochi From Software. Tutte le classi a disposizione hanno un proprio Albero dei Talenti. Ogni volta che si sconfigge un Boss il giocatore ottiene un Punto Talento che può essere utilizzato per sbloccare una delle abilità. Anche il sistema delle abilità funziona in una maniera interessante. L’energia per utilizzarle si scarica col tempo e l’unico modo per mantenerla carica è colpire i nemici. Un livello di energia elevato risulterà poi in un tempo di cooldown ridotto per tutte le abilità equipaggiate, che sono abbastanza potenti da fare la differenza durante le battaglie con i Boss. Inutile dire quanto questo finisca per favorire uno stile di gioco decisamente più aggressivo.

Come appena detto, si muore spesso durante il gioco, e ogni volta si perde qualcosa. A differenza dei Souls non si perdono le shards, ma si droppa una Piuma, l’equivalente della pozione curativa, e la si dovrà recuperare nella run successiva nel luogo dove è avvenuta la nostra morte, e, se non si riesce, possono anche essere recuperate pagando con le shards agli altari in cui si risorge. Anche la meccanica delle Piume è interessante, in quanto in ogni altare possiamo decidere quante portarne con noi di quelle in nostro possesso: ogni Piuma in meno ci donerà una percentuale di danno extra permettendoci di personalizzare ulteriormente lo stile di gioco.

Anche le fasi di esplorazione sono molto interessanti, in quanto al giocatore è data la libertà di completare le differenti aree nell’ordine preferito, ma non aspettatevi un design molto open. Potrà capitare di trovare qualche bivio qua e là, ma si verrà ricondotti sul percorso principale dopo poco, e quasi tutte le strade portano al main hub del gioco, chiamato Il Santuario Centrale. Questo si sblocca dopo aver sconfitto il primo boss, e, tramite una serie di NPC, permette di acquistare abilità ed equipaggiamento.

Death's Gambit
Death's Gambit non si discosta molto dalla formula Dark Souls, ma è comunque un'esperienza molto piacevole, grazie alla sua grafica affascinante, ad una colonna sonora eccezionale e ad un’atmosfera ben riuscita. I controlli non sempre precisi e piacevoli però impediscono a questo gioco di essere un capolavoro. Alcune modifiche qui e là potrebbero rendere un potenziale sequel un gioco da ricordare.
PRO
Grande atmosfera
Interessante rivisitazione delle meccaniche dei Souls
CONTRO
I controlli poco precisi rischiano di rovinare l'esperienza di gioco
7.5